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Responsabilità sociale dei mass media: un problema da non sottovalutare

 

Una tv pubblica tedesca ha deciso di lanciare una campagna sociale contro la violenza. 
C’è di che rimanere sconcertati di fronte alla impressionante sequenza di efferate violenze commesse in pochi giorni: l’indiano bruciato vivo da una combriccola di amici e la minorenne violentata dai suoi compagni di scuola sono solo i capitoli di un elenco che continua ad allungarsi quotidianamente. Altro motivo di sconcerto sono le reazioni dei soggetti coinvolti: “Lo abbiamo fatto per vedere l’effetto che faceva…per provare qualche emozione forte”, dicono i ragazzi che hanno dato fuoco all’inerme extracomunitario. “Ma lei ci stava”, è stato l’inqualificabile commento della madre di uno dei giovanissimi violentatori alla ricerca di attenuanti.
Da quale pianeta vengono questi ragazzi, questi adolescenti, questa mamma? Non c’è bisogno di andare lontano: vivono con noi, accanto a noi, li incontriamo in ascensore, per strada, a scuola, sul tram, al bar sotto casa. Eppure sembrano abitanti di un altro pianeta, visitors extraterrestri senza coscienza, senza cervello, senza cuore. Sembrano organismi viventi privi delle funzioni corticali superiori. Hanno pensieri primitivi, vivono di istinti primordiali, sembrano non avere alcuna memoria di sentimenti come la pietas, la dignità, il rispetto per il mistero della vita.
 
Le avanguardie dell’involuzione della specie
Sono le avanguardie dell’involuzione della specie. Non più educate dalla famiglia, si sono auto-alimentate con contenuti multimediali che hanno bloccato il germogliare di qualsiasi metro di giudizio dalle loro menti, abituandoli fin dalla più tenera infanzia a vivere di immagini violente e della immediata soddisfazione di sensazioni elementari e pruriginose. Ma c’è un altro fatto che non ci può lasciare indifferenti: la complessiva reazione registrata dai mass media, quasi del tutto intenti a discutere di repressione e carcerazione, mentre nessuno si è chiesto se non siamo in presenza di un drammatico problema di educazione. Mentre la sciagurata madre e i ragazzini stupratori vivono di istinti primitivi, la società nel suo complesso, anche quella che si ritiene più evoluta, sembra in larga parte vivere di riflessi condizionati che inducono a confondere la quantità con la qualità.
 
I riflessi condizionati della società dell’audience
Un puro parametro di misurazione per uso pubblicitario come l’audience è diventato un punto di riferimento in base al quale si giustifica tutto. “Se faccio ascolti, sono nel giusto”.  Da qui nasce il riflesso condizionato e meccanico che muove quanti hanno l’audience come bussola primaria. E così si privilegiano innanzitutto l’esibiziome della violenza in tutte le sue forme, la ricerca della rissa, l’esibizione delle curve procaci di sedicenti opinioniste, l’immersione a ripetizione nei più perversi abissi di cui è capace l’animo umano. A conferma che Popper aveva ragione, quando cominciò a parlare di “cattiva maestra televisione”. Che invece può essere anche buona – e ne abbiamo ancora vari esempi, in tutte le tipologie di programmi - ma non possiamo nasconderci che ragazzi violenti, stupratori, precoci bevitori e drogati per noia, non trovando interessi e stimoli né in famiglia né a scuola, sono stati affascinati dalle proposte più perverse di questa maestra di relativismo, abbandonati da piccoli, e per ore, davanti a immagini che nessuna gli ha spiegato, tentando di instillare in loro un po’ di senso critico. Troppo facile affermare che si poteva tentare di “educare” solo quando c’era un unico canale, che oramai i buoi sono fuggiti dalle stalle, che i giovani non guardano più la tv e vedono qualsiasi cosa su internet. Intanto per i più piccoli – soprattutto quelli meno abbienti - è rimasto tutto come una volta, quando gli psicologi dicevano che un bambino assiste in tv a 14.000 atti di uccisione in un anno. Chissà quanti ne vede oggi…insieme a ben altro.
 
Indispensabile invertire la tendenza
Un’inversione di tendenza è assolutamente necessaria, altrimenti contribuiremo a costruire, per di più senza ritenerci responsabili, un numero crescente di replicanti del tutto privi di sentimenti di pietas, totalmente ignari del rispetto per la dignità della vita e incapaci di provare stupore per il creato. Qualcuno ci sta provando, ed è proprio una tv di servizio pubblico, la tedesca Sudwestrundfunk, che ha deciso di impegnarsi nel ridurre la presenza di violenza in tv anche con una serie di spot. In uno di questi, si sente la voce di un bambino che conta tante rapidissime e terrificanti scene tratte da film di normale programmazione, come se contasse le pecore per dormire. Alla fine una scritta chiede: “Ma quanto dovrà contare un bambino per riuscire poi a dormire…? E – aggiungiamo noi – da grande riuscirà ancora a distinguere tra la fiction e la realtà, tra il bene e il male? Dalla quotidiana violenza di questi ragazzi, sembra proprio che non ci riescano più. Se non altro c’è una tv pubblica che ha deciso di denunciare con forza il problema e invita a porvi rimedio. Un bell’esempio di Responsabilità Sociale dell’Impresa messo in atto da un protagonista dei mass media.
2000
COUNTING SHEEPS (CONTARE LE PECORE)

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