Ingiuria, diffamazione, calunnia: quali differenze?

Ingiuria, diffamazione e calunnia afferiscono tutte al campo dei reati contro la persona e, sebbene sembrino simili, presentano delle differenze per quanto riguarda l’iter e le conseguenze.

Tutte e tre le fattispecie risiedono nel campo dell’onore e della reputazione della persona. Ma vediamo dunque nello specifico quali sono le principali caratteristiche e differenze tra ingiuria, diffamazione e calunnia.

L’ingiuria

Iniziamo col dire che l’ingiuria è stata depenalizzata dal 2016 e, ad oggi, non rappresenta quindi più un reato. Prima del 2016 era contemplata nell’art.594 del Codice Penale ed era definita come un’offesa all’onore e al decoro di una persona con aggravio nel caso di presenza di altre persone nel momento in cui è perpetrata oppure se vi è l’attribuzione di un fatto determinato.

Con la modifica l’ingiuria è cambiata da reato ad illecito civile e pertanto chi si ritiene offeso non deve presentare una querela bensì iniziare una causa civile rivolgendosi ad un avvocato. Per chi ha commesso l’ingiuria vi sarà, in caso di condanna, l’obbligo di risarcire il danno ed una multa da 100 euroad 8000 euro. Nel caso di ingiuria aggravata la multa sarà da 200 euro a 12.000 euro.

Il giudice può anche consentire il pagamento della sanzione in rate mensili da due a otto, a seconda delle condizioni economiche del condannato. Secondo il decreto legislativo n.7/2016, che disciplina l’illecito dell’ingiuria, la sanzione pecuniaria è però esclusa quando vi è reciprocità nelle ingiurie oppure l’ingiuria è commessa durante uno stato d’ira. Da ricordare che l’illecito d’ingiuria è commesso in presenza della vittima altrimenti si ricade nel reato di diffamazione.

La diffamazione

Ai sensi dell’art.595 del Codice Penale si ricade nel reato di diffamazione quando l’offesa alla reputazione di un individuo viene pronunciata in assenza della vittima e alla presenza di almeno altre due persone.

La diffamazione è un reato contro l’onore e la reputazione di una persona. La vittima può dunque presentare querela entro tre mesi dal momento in cui è venuto a conoscenza del fatto. La punizione per il reato di diffamazione consiste in una pena pecuniaria dai 258 euro ai 2.582 euro, inoltre nel caso in cui l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato vi è l’arresto domiciliare dai 6 ai 30 giorni o in alternativa lavori di pubblica utilità dai 10 giorni ai 3 mesi.

Se l’offesa è recata a mezzo stampa o tramite altro mezzo pubblicitario la pena è una reclusione da 3 mesi a 6 anni ed una multa a partire dai 516 euro. Il termine per presentare una querela per diffamazione ricade in tre mesi dal momento in cui si viene a conoscenza dei fatti. Nella querela si deve indicare il nome del diffamatore, allegare prove se in proprio possesso e affermare la volontà di volere perseguire penalmente la persona querelata.

Diffamazione online o tramite social network

Con l’evoluzione della società digitale ed il diffondersi dei social come mezzo privilegiato di comunicazione anche la diffamazione si è trasferita nel web. Ma un commento negativo su di una persona scritto su di un social network si diffonde a macchia d’olio ledendo gravemente la sua reputazione. Per questo motivo quando la diffamazione avviene su Facebook, WhatsApp o comunque via web è considerata aggravata.

La calunnia

Il reato di calunnia si configura quando un individuo denuncia un innocente alle autorità accusandolo di un reato da lui non commesso. Condizione indispensabile è che il calunniatore sia ben consapevole che le proprie accuse sono false.

La calunnia è un reato perseguibile d’ufficio. Ai sensi dell’articolo 368 del Codice Penale la pena per il reato di calunnia è la reclusione da 2 a 6 anni. La pena viene aggravata nel caso in cui l’accusa falsa mossa ad un innocente è molto grave. Il calunniato può opporre una controdenuncia e ai fini di un risarcimento deve dimostrare la propria innocenza e il fatto che il calunniatore era conscio di muovere accuse false. Non sussiste, invece, il reato di calunnia se colui che ha calunniato è convinto che l’accusato sia davvero colpevole, anche se a torto.

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